da Pasquale

La Preghiera come Luogo d’Incontro. Sono più di trent’anni che, per grazia di Dio, il Signore ha bussato alla porta del mio cuore. Da allora, ogni martedì, mi unisco con alcuni fratelli e sorelle nella preghiera. È un appuntamento fedele, un tempo santo in cui lodiamo e ringraziamo il Signore, e dove, con umiltà, presentiamo anche le nostre richieste. Eppure,

nel silenzio di questi incontri, nasce in me una riflessione: perché siamo sempre gli stessi a pregare? Molti fratelli, entrano, ascoltano e se ne vanno in silenzio, quasi senza accorgersi che in quel luogo si manifesta la presenza viva di Dio, del Suo Figlio Gesù e dello Spirito Santo. È come se non riconoscessero che quel tempo di preghiera è un momento di grazia, dove lo Spirito desidera parlare, consolare, incoraggiare, rinnovare. Dal pulpito spesso arriva l’invito a partecipare, l’esortazione a unirsi nella preghiera comune, ma sembra che questo richiamo cada nel vuoto. Forse è la vergogna, forse la timidezza, forse la mancanza di parole o la paura di non saper pregare “bene”. O forse, più profondamente, è quella tiepidezza del cuore che nasce quando la fiamma dello Spirito si affievolisce, e non si avverte più l’urgenza di stare davanti a Dio. Eppure la preghiera è proprio questo: un esercizio d’amore. Non serve essere eloquenti, non serve saper dire grandi cose. Basta presentarsi. Basta un cuore disposto, ma aperto. Perché Dio non guarda alla forma, ma alla sincerità del cuore.
La preghiera non è un dovere da adempiere, ma un dono da vivere insieme: è il respiro della Chiesa, la voce dello Spirito che si eleva attraverso ciascuno di noi. Vorrei incoraggiare ogni fratello: non restate spettatori della preghiera, ma partecipate. Entrate in quella “stanza” dove si manifesta la potenza di Dio.
Anche un semplice “Grazie, Signore” può diventare un fiume di benedizione, perché lo Spirito Santo prende le nostre parole e le trasforma in vita, in conforto, in forza per gli altri. Non lasciamo che il silenzio diventi assenza.
Trasformiamolo invece in ascolto, in presenza, in comunione. Così la preghiera non sarà più il gesto di pochi, ma il respiro di tutta la comunità: un popolo che loda, ringrazia e cammina insieme nella potenza dello Spirito Santo. *Conclusione* Desidero dire, con tutto il cuore, che queste parole non vogliono essere un richiamo o un rimprovero, ma un invito amorevole, un incoraggiamento fraterno. Perché ogni martedì, quando ci ritroviamo nella preghiera, è un dono: è un’occasione che lo Spirito Santo ci offre per rinnovarci, per unirci, per riscaldare i nostri cuori nella presenza del Signore. Ogni fratello, ogni sorella, anche con una sola parola o un semplice canto, porta una luce che illumina tutti. E il canto, sì — il canto nasce da sé, come un soffio che viene dal cuore. È la voce dello Spirito che vibra dentro di noi. Per questo voglio dire: Grazie, fratelli. Grazie, sorelle. Nel nome potente e dolce di Gesù, continuiamo a lodare, a ringraziare e a camminare insieme, con la gioia di chi sa che ogni incontro nella preghiera è un piccolo cielo sulla terra.